Quando ho letto Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni ne sono stata subito entusiasta. Forse influenzata anche dal fascino crescente che la cultura scandinava esercita su di me in questo momento, l’ho trovato chiaro, credibile e stimolante, ricco di spunti per riflettere, non solo sul tema dell’educazione ma anche sul nostro (prima di tutto sul mio, in realtà) approccio alla vita in generale.

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IL METODO DANESE PER CRESCERE BAMBINI FELICI e URLO DI MAMMA

Tuttavia, diffidando spesso di questo genere di libri, soprattutto quando vengono proposti come manuali miracolosi – prodigiosi risolutori di problemi – ho cercato da subito di soppesare con più attenzione il mio entusiasmo, chiedendomi se non fosse eccessivo e cercando di capire se i suggerimenti proposti fossero veramente applicabili all’interno dell’incerta e faticosa quotidianità spesso sperimentata da genitori e/o educatori.

Terminato il libro, ho cominciato a pensare che, se ci si avvicina al metodo danese mettendo da parte atteggiamenti eccessivamente intransigenti – uno smisurato entusiasmo da un lato o una sproporzionata avversione dall’altro – se ne possono trarre spunti davvero interessanti: un’occasione per discutere, in modo più ampio e approfondito, non solo di educazione ma anche del nostro approccio alla vita in generale, delle nostre priorità e della felicità come percorso da scegliere consapevolmente.

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Il metodo danese: gioco, autenticità, ristrutturazione, empatia, nessun ultimatum, intimità e hygge.

Il metodo danese mi è apparso, allora, prima di tutto come una sfida al nostro modo di pensare e di essere, che ci invita ad affrontare i nostri limiti e a mettere in discussione i nostri automatismi per preferire un modo diverso di essere genitori e/o educatori, che, prima di tutto, è un nuovo modo di essere, persone.

[Qui risale l’entusiasmo] Un modo rilassato ma consapevole, dove la competitività, il confronto continuo e il giudizio cedono il passo alla comprensione reciproca e all’intimità (hygge). Un modo positivo ed accogliente che, tuttavia, non ha niente a che vedere con un atteggiamento ingenuo o lassista. Un modo che propone l’autenticità, l’intimità e l’empatia, ma non le usa come pretesti per dipingere una realtà fittizia, tutta rose e fiori. Un modo che ci permette di accogliere l’intera gamma delle nostre emozioni, anche quelle solitamente considerate più negative, e che ci insegna, nonostante tutto, ad apprezzare sempre il fatto di avere un bicchiere, pieno, mezzo o vuoto che sia. Un modo che rende sicuri e fiduciosi, che ci permettere, appunto, di essere genitori sereni e crescere bambini felici.

Stop! Riprendiamo fiato. Potrei continuare con questo elenco quasi all’infinito, ma… [Qui comincia ad attenuarsi l’entusiasmo] tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. C’è di mezzo un provare e riprovare che a volte sfinisce. Ci sono di mezzo le fatiche e i vincoli della quotidianità. Ci sono gli sbagli e c’è la stanchezza. Ci sono i dubbi e le domande senza risposta.

Ecco, un’altra lista infinita. Un inventario inesauribile di ostacoli e difficoltà. Fermiamoci di nuovo e riprendiamo fiato. Questi ostacoli ci sono, inutile negarlo. Tuttavia, credo non possano diventare una scusa. Ci sono, ma penso che valga la pena provare. [L’entusiasmo riprende quota] Almeno nelle giornate buone, almeno quando sentiamo di avere quel tanto in più di energia che basta a fare un tentativo. Un passo alla volta, mi dico. Sbagliando s’impara, anche meglio.

Questo meglio, però, dopo un’infilata di giornate  storte e faticose, sembra proprio non voler farsi vedere. [Entusiasmo di nuovo in picchiata] A questo punto, a un paio di settimane dalla lettura, si insinua il dubbio: bello questo metodo danese, ma non sarà troppo? Non sarà solo utopia? Può diventare essere davvero un’alternativa praticabile? Mentre l’entusiasmo ormai sopito comincia a lasciar spazio allo sconforto, ecco che, inaspettatamente, viene in mio soccorso il ricordo di un libricino, delicato e commovente, scoperto qualche tempo fa in una libreria per bambini e ragazzi: Urlo di mamma.

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Urlo (esasperato) di mamma

E’ un piccolo albo illustrato dedicato alle mamme e alla loro fatica quotidiana, ai loro sbagli e alla loro capacità di ricominciare. La storia del piccolo pinguino – letteralmente frantumato dall’urlo della mamma – sa essere liberatoria e riparatrice, almeno per me. Il grido esasperato (così me lo immagino) della madre spezza, sbriciola, sminuzza e disperde. Le mani della mamma sapientemente ricuciono, ridanno forma e abbracciano.

Mentre l’entusiasmo torna a salire poco alla volta e si trasforma in pacato ottimismo, comincio a pensare che non serve essere genitori o educatori perfetti per lasciarsi interrogare, per cercare modi nuovi, per ridare senso al nostro fare. Capisco che i giorni storti s’infileranno sempre tra quelli buoni, ma comprendo anche che questa non può essere una scusa per non tentare. Per scegliere.

Ecco, se Il Metodo danese ci regala preziosi suggerimenti per provare a scegliere un nuovo modo di essere e di educare – il nostro modo, del tutto personale, da costruire giorno per giorno all’interno della nostra storia – Urlo di mamma ci conforta e ci rassicura nei momenti tormentati, nelle giornate sfortunate, nei periodi bui.

Due libri in apparenza diversissimi ma che trovo, allo stesso tempo, complementari. Leggeteli se vi capita, se vi incuriosiscono, se ne avete voglia. Vi piaceranno molto, in parte o per niente. Sicuramente regaleranno spunti di riflessione e discussione, non solo alle mamme e ai papà: d’altronde, per educare un bambino ci vuole un intero villaggio.

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Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereniJessica Alexander, Iben Sandahl. Newton Compton 2016

Urlo di mamma, Jutta Bauer. Salani Editore 2002

 

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