“Come pietre nel fiume” di Ursula Hegi (Feltrinelli) è un libro che parla di storie e di Storia ed è un libro che fa Memoria.

È forte e traboccante, talmente denso e ricco da essermi sembrato, inizialmente, quasi sovraccarico e sovrabbondante.

È potente e intenso tanto quanto la sua protagonista, Trudi – bambina, ragazza e poi donna –  nata e cresciuta in Germania tra la prima e la seconda guerra mondiale.

La vediamo venire al mondo marchiata da una diversità che lei stessa non riesce ad accettare e che cerca di cancellare ferocemente sin da piccola. Il suo è un percorso di crescita travagliato e complesso: la battaglia che porta avanti contro il suo corpo, che crescendo sembra sempre più sfuggirle di mano, si accompagna allo sviluppo di una personalità vivace, brillante e spudoratamente intelligente. Trudi diventa presto un’osservatrice attenta e penetrante: impara a conoscere vite e persone in profondità. La capacità immaginativa e la profonda consapevolezza, che la contraddistinguono, la portano a sviluppare una capacità d’intuizione e una perspicacia fuori dal comune.

Attorno alla sua storia gravitano le tante storie degli abitanti di Burgdorf, storie che si accavallano e si ricorrono, si allontanano e si ritrovano. Racconti che vanno a comporre un microcosmo brulicante, un concentrato di umanità descritta in modo schietto e scrupoloso.

“Alcune storie continuavano a crescere in Trudi, trovando i loro passaggi, come talpe che scavavano gallerie nella terra. Altre le metteva alla prova per vedere fino a che punto arrivavano, che cosa poteva starci e che cosa no e quello che aggiungeva a quelle storie era la sua curiosità e quello che intuitivamente sapeva della gente. Spigolava i particolari della loro vita e li intesseva nelle storie.”

In questo intrico di vicende l’irrompere prepotente della Storia, che come il fiume periodicamente travolge e stravolge la vita del villaggio, riesce a svelarci ancor meglio la natura nascosta, l’anima al fondo delle cose. Coperte dal silenzio e dalla segretezza resi necessari dal conflitto

“Quelle storie crescevano dentro Trudi, formando una riserva a cui non poteva attingere, una fonte che diventava ogni giorno più profonda per la preoccupazione con cui pensava a ogni persona che aveva lasciato la sua casa per una destinazione ignota. … una parte di lei sentiva già che quelle storie non sarebbero mai germogliate, che, dopo la guerra, avrebbe trovato poche persone disposte ad ascoltare perché la gente di Burgdorf sarebbe stata impegnata a cambiare ciò che era successo.”

Durante la guerra Trudi diventa una vera e propria custode di racconti: quelli delle persone che incontra e quelli narrati nei libri della biblioteca che gestisce con il padre; gelosamente nascosti e protetti diventano un deposito di cultura e speranza, di resistenza e tolleranza; un’opposizione silenziosa alla brutalità e bestialità che li circonda.

La guerra finisce e l’intuizione di Trudi si rivela ancora una volta esatta: il fascino della dimenticanza conquista gli abitanti del paese, ma qualcuno vorrà e potrà ancora ricordare.

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Come dicevo è un libro intenso e vigoroso – a volte duro per la cruda sincerità con cui riesce a descrivere l’indole umana – ed emotivamente impegnativo (almeno per me lo è stato), ma è anche un libro bellissimo: ci regala un personaggio principale magnifico, dipinto in modo sapiente in tutte le sue sfaccettature.

Il diverso, spesso comunemente considerato con superficiale generalismo, viene qui delineato in tutta la sua complessità e ricchezza. La figura di Trudi è tratteggiata con tutte le sfaccettature e le sfumature del caso: è un personaggio vasto ed articolato, che l’autrice riesce a dipingere senza accenni di buonismo e senza farle sconti. In lei si muovono ed alternano forze buie e slanci vitali che si ricomporranno, alla fine, in una nuova e più matura consapevolezza.

“Il disegno finale non sarebbe comparso tutto insieme: ci sarebbe stato un riordinamento di tutto, una pulizia ben fatta; ci sarebbe stata perseveranza e un senso di riverenza per quel compito; ci sarebbe stata la certezza che, poi, un disegno sarebbe emerso.”

Buona lettura!

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Come pietre nel fiume, Ursula HegiFeltrinelli Editore

 

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