Vi ho parlato qualche settimana fa dell’ultimo romanzo di Paolo Cognetti,  Le otto montagne.

Procedendo come i gamberi ho iniziato a percorrere la storia di questo autore a ritroso. Eccomi, allora, a raccontarvi il suo quaderno di montagna, Il ragazzo selvatico, pubblicato nel 2013 da Terre di mezzo editore.

Questa volta non siamo di fronte a un romanzo, quanto piuttosto a una sorta di diario dove l’autore raccoglie la storia del suo ritorno alla montagna dopo un decennio di lontananza. Sono passati alcuni anni da quell’esperienza e Cognetti continua a vivere nella sua baita a duemila metri di quota; questo libro ci racconta come e perché è iniziata quest’avventura, in un luogo che diventa spazio per cominciare una nuova vita ma anche territorio di un’esplorazione intima e attenta.

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Al termine di un inverno tormentato, Paolo – scoraggiato e svuotato, forse stanco –  decide di partire alla ricerca del ragazzo selvatico che un tempo era stato e della diversa libertà che aveva respirato in montagna durante le estati della sua infanzia e adolescenza.

“Il giovane uomo urbano che ero diventato mi sembrava l’esatto contrario di quel ragazzo selvatico, così nacque in me il desiderio di andare a cercarlo. Non era tanto un bisogno di partire, quanto di tornare; non di scoprire una parte sconosciuta di me quanto di ritrovarne una antica e profonda, che sentivo di avere perduto.”

Durante i mesi trascorsi ad alta quota l’autore imparerà a conoscere e osservare l’anima di quella montagna, con i suoi luoghi e le sue stagioni, i suoi abitanti e i suoi visitatori, la sua storia e il suo presente; un cammino che lo porterà, allo stesso tempo, a scavare nel fondo di se stesso: un viaggio fra speranze e attese disilluse, coraggio e fragilità, successi e fallimenti, entusiasmo e malinconia. È una storia di perlustrazioni, indagini e scoperte, racconto di una instancabile ricerca.

“Procedevo per esplorazioni, letture, ritrovamenti archeologici e incerte deduzioni. Il posto in cui abitavo era un minuscolo villaggio chiamato Fontane.”

“Partivo bello carico, eppure chiudendomi la porta alle spalle mi sembrò di liberarmi di un peso. Come sempre, il peso poteva essere la baita o la gente che ai miei occhi l’aveva profanata, ma era molto più probabile che fossi io. Da che altro scappiamo quando scappiamo di casa?”

Per me è stata anche una storia carica di domande, ampie e impegnative  – dalle risposte ancora sfocate – ma d’altra parte inevitabili.

Cosa ci spinge verso il cambiamento? La disperazione, la noia, la disillusione, il desiderio? La partenza è ricerca o fuga? Oppure un tornare? Andarsene a vivere nei boschi, lasciare la civiltà (ricordate Chris McCandless? – citato dallo stesso autore) è coraggio, incoscienza o semplice scelta?

La solitudine è “spazio” necessario, vitale? È da lì che dobbiamo partire quando vogliamo ritrovare noi stessi?

La vita semplice è una vita più felice? La scelta dell’essenziale ci rende più liberi? Chi sono oggi i veri sovversivi?

E la natura? Siamo davvero sicuri di conoscerla bene? È veramente possibile separarla dalla presenza umana che, quasi ovunque, l’ha inevitabilmente segnata e trasformata?

Interrogativi importanti che richiamano un gioco degli opposti che mi sembra permeare tutta la narrazione. Vita e morte, solitudine e incontri, notti e giorni, silenzi e parole, partenze e ritorni, acque ferme e acque stagnanti, i selvatici e gli effimeri… sembrano rincorrersi, attrarsi, rimbalzare e respingersi lungo tutto il corso del racconto, presenza concreta e simbolica allo stesso tempo.

Insomma, un libro piccolo eppure denso. Un libro fertile, ricco di spunti e riflessioni interessanti che, oltretutto, regala anche preziosi consigli di lettura: da Nelle terre estreme di Jon Krakauer – che racconta il viaggio di Chris McCandless in Alaska –  a Primo Levi con il suo Sistema periodico, senza dimenticare Rigoni Stern (Le vite dell’altipiano e Racconti di uomini, boschi e animali), Henry David Thoreau (Walden), Èlisée Reclus (Storia di una montagna) e le belle poesie di Antonia Pozzi (Parole).

Buona lettura!

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Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico. Terre di mezzo Editore, 2013.

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Se volete scoprire come prosegue l’avventura ad alta quota di Paolo Cognetti, trovate qui una sua recente intervista.

Se, invece, volete saperne di più su come e perché è nato questo quaderno di montagna, potete leggere questo bel post che l’autore ha pubblicato sul suo blog nel 2013 in occasione dell’uscita del libro.

 

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