Dopo Siöwall e Waholöö, torniamo a parlare di gialli scandinavi dal sapore vintage con il noir Assassinio di marzo di Dan Turèll, edizioni Iperborea.

L’autore è stato uno dei protagonisti della vita culturale danese del secolo scorso. Poliedrico e prolifico, è stato scrittore e poeta, ma anche giornalista e performer, regalando al suo pubblico ben 87 titoli! In Italia Iperborea ha pubblicato, oltre al romanzo protagonista del nostro post di oggi (prima edizione originale 1984), anche Assassinio di lunedì (prima edizione originale 1983).

Ho specificato le date perché sono importanti. In Italia questi titoli sono arrivati rispettivamente nel 2016 e nel 2010. Non dimenticare questo scarto di tempo è, a mio parere, fondamentale per apprezzare appieno questo libro.

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La storia è svelta e incalzante.

Tre cadaveri in due giorni (un ricco collezionista d’arte, un critico e un giovane pittore infiammato), un sarcastico giornalista freelance (flâneur  in quel di Copenaghen) e un commissario che somiglia a un porcospino saggio e inappuntabile.

Un club esclusivo,  la redazione di un giornale che “ronza come un alveare” e una casa dove “ognuno ha il suo a cui pensare”.

Giornate di marzo dal cielo “sereno e come immobile”, un bambino in arrivo e chiacchierate al tavolino di un ristorante cinese.

Tre quadri scomparsi (e che quadri!), un ladro ormai pulito e una Signora-Sirena che si muove come un’antilope.

Il tutto dosato e ordito in modo sapiente, schietto e disinvolto. Devo dire che l’ironia sincera ed essenziale di Turèll mi ha lasciata, inizialmente, un po’ spiazzata. Ho cominciato presto, però, ad apprezzarla.

La lettura di questo libro è diventata, poco per volta, qualcosa di simile ad una conversazione con un vecchio amico, di quelli che all’apparenza non ti somigliano per niente ma alla cui compagnia non potresti rinunciare.

Ecco, mi sono sentita un po’ come Ehlers (il commissario porcospino) che da una parte minaccia di arrestare l’amico – il nostro giornalista, flâneur dei bassifondi, immancabilmente presente sulla scena del crimine – ma dall’altro sa che non lo farà; il commissario che mi immagino scuotere sconsolatamente la testa in segno di disapprovazione,  ma che – allo stesso tempo – non può fare a meno di fidarsi.

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Uno stile se non unico, quantomeno raro.

“I noir di Dan Turèll sono autentici blues. In ogni frase risuonano le note più malinconiche della metropoli.” (Gunnar Staalesen)

“È il musicista della notte che suona il suo lungo blues dal lato oscuro di Copenaghen, uno di quelli che si esibiscono nei cortiletti sul retro più che nei grandi viali, in piccole bettole jazz più che in ristoranti raffinati.” (Gunnar Staalesen)

Un noir nostalgico e poetico, per certi versi, soprattutto se letto o riletto oggi; ricordo di un tempo lontano ma non troppo. Una manciata d’anni che sembrano mille per l’essenza e la quantità di cambiamenti che li hanno percorsi, ma che possono anche concentrarsi in un unico punto perché – seppur nel flusso  – alcune cose sembrano non mutare mai.

Buona lettura!

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Dan Turèll, Assassinio di marzo. Iperborea, 2016.

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