“Il 6 aprile 2012, per commemorare il ventesimo anniversario dell’inizio dell’assedio di Sarajevo a opera delle forze serbo-bosniache, lungo gli ottocento metri del corso principale di Sarajevo furono messe in fila undicimilacinquecentoquarantuno sedie rosse. Una sedia vuota per ogni abitante di Sarajevo ucciso durante i millequattrocentoventicinque giorni dell’assedio. Le seicentoquarantatré sedie più piccole rappresentavano i bambini uccisi dall’artiglieria pesante e dai cecchini appostati sulle montagne circostanti.”

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Un libro bello e terribile, difficile da raccontare. Tante piccole sedie rosse di Edna O’Brien (Einaudi) è un romanzo che si muove agilmente fra realtà e finzione, fra il passato e un presente senza tempo dove la storia sembra ripetersi sempre uguale a se stessa.

Quello che è stato definito il capolavoro della scrittrice irlandese, è un racconto che amalgama abilmente dolori personali e collettivi, dando voce all’universale attraverso la cronaca del particolare. È un addensato d’amore e ferocia, disperazione e speranza, tormenti e conforto.

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“Una notte d’inverno un misterioso straniero raggiunge a piedi un villaggio sulla costa irlandese. Dice di essere un poeta e un guaritore, di avere erbe e pozioni per lenire i dolori e curare i problemi sessuali. Ha una personalità magnetica, tanto che la piccola comunità di Cloonoila ne è presto conquistata. Fidelma McBride più di tutti. E il suo destino rimarrà segnato in modo ineluttabile.”

Nella sua vita apparentemente tranquilla  – in realtà percorsa da dispiaceri intimi e desideri inconfessati – l’incontro con quest’uomo misterioso porterà una lacerazione profonda e assoluta. Un percorso di discesa agli inferi e di faticosissima rinascita sul quale sembra modellato l’andamento del stesso romanzo.

Nella prima parte la lettura fluisce sospesa tra una certa leggerezza e il sospetto di una verità oscura che si agita sotto una superficie appena increspata; nella seconda si procede cautamente, come storditi da quella verità che si è ormai svelata in tutta la sua brutalità. Nel mezzo uno strappo straziante, la rivelazione di una sofferenza terribile e incommensurabile.

Tante piccole sedie rosse racconta una storia di distanza e contatto, solidarietà e ferocia, vulnerabilità e indifferenza. Edna O’Brien riesce a delineare i tratti del male in modo  spietato, senza smussarne in alcun modo gli angoli; allo stesso tempo mostra una possibilità di riscatto, l’opportunità di una riconciliazione.

“Cos’è che dà pace. Cos’è che dà certezze. All’Aia ho chiesto all’interprete di chiederlo alle madri di Srebrenica e loro hanno ascoltato attentamente, poi una ha parlato: «Un osso» ha detto. Trovare un pezzetto piccolissimo delle ossa dei suoi figli o, meglio ancora, trovare le ossa di tutti e tre i suoi figli. Gli occhi traboccavano di speranza e di dolore.”

È un romanzo non facile – a tratti persino emotivamente faticoso e sconvolgente – ma necessario; un libro che riesce a fare memoria attraverso la finzione letteraria, (in questo mi ricorda Come pietre nel fiume di Ursula Hegi); una narrazione che avvolge e cattura per una storia che scomoda, commuove e lascia senza fiato. Buona lettura.

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Edna O’Brien, Tante piccole sedie rosse. Einaudi, 2017. Traduzione di Giovanna Granato.

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